Il cliente lo sa, lo sa sempre. sa sempre quando telefonare per rompere le .. per porre le domande che lo attanagliano, che non lo fanno dormire la notte (e costringeranno voi a non dormire altrettanto).
Sa quando state facendo una cosa che non potete interrompere, o quando non vi potete distrarre. Sceglie con cura meticolosa il momento e colpisce. senza pietà .
Esempio: sto facendo un lavoro, per il quale devo usare una vpn. il client vpn, nella migliore tradizione dei client vpn, non accetta connessioni concorrenti, non solo di altri client, ma anche di se stesso.
Il cliente lo sa. se non lo sa, lo sente, avverte le vibrazioni via internet. sente che sto usando quella vpn, che è dello stesso tipo di quella che devo usare per accudire lui.
Per il lavoro che sto facendo devo aprire dei file su un server remoto con un editore di testo, devo aprire un client SSH per poter fare un tunnel e raggiungere il database su cui sto lavorando.
Il cliente lo sa, o lo sente. non è importante sapere nè se, nè come. agisce come se lo sapesse, quindi conviene presumere che lo sappia.
Nel mezzo di una complessa modifica, che comporta diversi cambiamenti in diversi file, ecco che arriva la sua richiesta. la richiesta è ‘onesta’, niente di troppo difficile. una operazione che richiede un ‘colpo di click’. una operazione, mi viene da dire, che potrebbe anche farsi da solo. E farebbe prima che non a scrivere l’email con la quale chiede l’operazione. ma lui sa. lui sa il fastidio che mi provoca, e colpisce.
Per collegarmi alla sua stramaledetta vpn, devo chiudere il resto. il pc non apprezzerebbe i file aperti rimasti senza disco ‘sotto’, e potrei fare casino quando ritorno al lavoro che sto facendo. ma non basta.
La vpn è di quelle sicure, che più sicure non ce n’è. il client non accetta di memorizzare la password (non sia mai) e la password è una stringa di 17 caratteri, presi a caso, maiuscoli, minuscoli, lettere e numeri. una vera password sicura, peccato che è talmente lunga e immemorizzabile che va scritta da qualche parte.
una volta aperto il client, copiata ed incollata la password, si avvia il collegamento. quindi che problema c’è con la password? che la stessa password viene chiesta dall’RDP di Windows, ed in questo caso non si può copiare ed in collare. ed ovviamente, essendo assolutamente casuale, si fa presto a sbagliare.
in diversi casi, una volta avuto accesso al pc, si scopre che c’è un altro utente che lo sta usando, e quindi non si può procedere a meno di buttarlo fuori. non importa che ora sia, se sia fuori dall’orario canonico, l’utente è sempre lì, quasi lo facesse apposta (perchè anche lui è un cliente, e quindi lo sa)
a questo punto partono le trattative: posso usare quel pc per fare quel che mi avete chiesto? di solito in una decina di minuti si concludono positivamente. quindi eccoci finalmente a fare l’operazione.
apri il programma di amministrazione (con un’altra password, ma almeno questa è facile da ricordare), seleziona l’elemento, tasto destro, seleziona la voce, premi ok.
fatto.
già fatto?
ebbene sì. quanto c’è voluto? a fare l’operazione, forse 10 secondi. ma penso molto meno, diciamo 10 per fare scena.
per il parto podalico carpiato? non meno di 15 minuti. per fare una cosa che lo stesso cliente poteva dare, in 10 secondi, o meno.
e non finisce qui.
una volta completata l’operazione, aggiornati i vari sistemi di ticketing, avvertito il cliente che l’operazione è stata eseguita, inizia l’operazione ripartenza:
chiudi la vpn con il cliente
riapri la tua vpn
riapri la directory remota
riapri i file che ti servono (quali erano?)
riapri il client SSH
riapri il tunnel SSH
riapri il cliend per il DB
e si ricomincia.
nessuno può convincermi che il cliente non lo sappia. e nessuno può salvare il cliente dagli accidenti che gli tiro.