L’ultima volta che ho controllato il calendario eravamo nel 2014.
Dicono che tra un anno arriverà Marty McFly dal passato e chi ha visto quel film sa perfettamente qual’era la visione del futuro.
Che l’uomo sia ottimista di natura lo si vede appunto nei film ambientati nel futuro.
Così, per dirne una, pensando a spazio 1999 mi viene in mente che nel mondo reale, a quell’epoca, non erano in molti ad avere un computer in casa. L’adsl non era stata ancora inventata (al massimo c’era l’ISDN) e trionfava ancora la 56k.
Siamo nel 2014. Tra un anno inventeranno le copertine anti polvere ma oggi, ancora oggi, la gente non è in grado di configurarsi un dannato account di posta elettronica senza essere portato manina manina negli oscuri meandri del proprio client.
E’ il caso di $Utonto, un nuovo cliente che si appoggia a noi per la posta elettronica.
$Utonto ha un dominio gestito esternamente e, per non so quale motivo, ha chiesto a noi di creare tot indirizzi di posta.
Gli mando una mail completa di tutto. In allegato ha le credenziali ma gli spiego passo passo cosa deve fare sia per configurare gli account, sia per effettuare le opportune variazioni del DNS e girare i record di posta da noi.
Il tutto mantenendo un linguaggio il più possibile potabile.
Per i DNS, ad esempio, scrivo che…
Nel dettaglio i nuovi record MX dovranno essere:
Record Priorità
record principale 10
record secondario 100
Con tanto di tabulazione (che in questo post non è visibile) per rendere la cosa ancora più leggibile.
Semplice no?
E infatti, quando vado a controllare la zona (dopo la sua conferma di aver applicato le modifiche) mi ritrovo:
Record Priorità
record principale 10
record sconosciuto 10
record secondario 100
Gli scrivo dell’errore, egli gira la mail a $Branco_di_criceti (la società che gli gestisce il dominio) e questi rispondono scusandosi e applicando le modifiche richieste.
Il supplizio però è appena iniziato.
Mail serale da parte di $Utonto nella quale si lamenta di diversi problemi; tra tutti il fatto che, durante la configurazione, il client gli chiede di acquisire una eccezione del certificato.
Riprendo la mia mail, è spiegato chiarissimo: per usare il certificato devi inserire $nostro_dominio_in_entrata e $nostro_dominio_in_uscita, con tanto di link alla pagina di supporto che riassume le configurazioni. Invece $Utonto ha fatto un mix letale della configurazione in chiaro / crittata, con gli ovvi errori del caso.
Ed invece di fare un rapido esame di coscienza e rileggere la mia mail, rimane a fissare il monitor fare sperduto.
Riprendo la mail e, ancora più chiaramente, gli spiego passo passo (per fortuna usa il mio stesso client di posta) cosa deve inserire.
Penso: ci siamo dai.
Ed ecco la sua risposta:
sono riuscito a configurare la posta.
Ho provato a mandarmi una mail di prova ma non è riuscito a connettersi al server smpt.dominio.tld (fuori tempo massimo)
Certo, caro $Utonto, se leggessi la mia mail scopriresti che il server SMTP è, come dire, smtp. Non smpt, mstp, pstm o qualsivoglia anagramma.
Con la calma del gatto zen gli scrivo quindi di controllare la sintassi del server in uscita, che è smtp.dominio.tld e non smpt.dominio.tld.
Penso: adesso ci siamo.
Ed inesorabilmente:
Mi scusi, ma la mail che mi ha appena inviato riporta due indirizzi assolutamente identici….
Non capisco.
Ecco, appunto. L’hai detto tu.